Segnalazione e prima verifica
Riceviamo una pista da corrispondenti esteri, organizzazioni sul campo o lettori. Nelle prime settimane controlliamo l'esistenza del fatto: chi lo afferma, con quali documenti, in quale giurisdizione. Se la base è solo un sentito dire, la pista si chiude qui e lo diciamo alla fonte.
Raccolta documentale e fonti primarie
Ricerchiamo atti giudiziari, rapporti ONU, comunicati diplomatici e registri pubblici. Ogni dato che finirà nel pezzo deve avere un riferimento citabile. Le fonti anonime vengono usate solo quando rischiano ritorsioni e sempre con doppia conferma indipendente.
Corrispondenza sul terreno
Quando possibile inviamo un collaboratore nella zona: un confine, un tribunale, un campo profughi. Il reportage dal mondo richiede presenza fisica, non solo telefono. Se l'accesso è negato dalle autorità locali, lo scriviamo nel pezzo invece di ricostruire a distanza.
Editing e controllo legale
Il testo passa da un editor che verifica coerenza tra titolo, sottotitolo e contenuto. Poi un controllo sulle affermazioni potenzialmente diffamatorie: nomi, accuse, responsabilità individuali. Alcune inchieste escono ridimensionate proprio in questa fase, e va bene così.
Pubblicazione e aggiornamenti
Pubblichiamo con data e ora, e correggiamo in modo visibile se emergono elementi nuovi. Le crisi diplomatiche evolvono in fretta: un pezzo di tre mesi fa può essere superato. In quel caso aggiungiamo una nota in testa, non riscriviamo in silenzio.